
Insieme per difendere la qualità di una denominazione. Insieme per scelta, su iniziativa totalmente indipendente e privata. Per contrastare logiche low cost che fanno male al vino, per rifuggire scorciatoie che porterebbero a vini omologati e senza identità.
È questa la logica che ci ha portato un anno fa a fondare Qualithos. L’associazione è nata per promuovere e valorizzare il Tai Rosso come vino longevo, strutturato ed imporante. Ed è la stessa logica – ci par di comprendere – che ha portato oggi 10 storiche aziende della Valpolicella a costituire l’associazione “Amarone d’arte”.
Certo, il Tai Rosso non è l’Amarone. Noi non produciamo 8 milioni di bottiglie l’anno, ma poche decine di migliaia. Il nostro Tai è certamente meno noto del vino ottenuto da uve passite veronesi. Entrambi però sono l’espressione più alta del proprio territorio, i Colli Berici per il Tai e la Valpolicella per l’Amarone. In entrambi i casi siamo di fronte ad un potenziale enologico che merita salvaguardia.
Qualcosa di simile sta accadendo anche nell’Oltrepò Pavese, dove nel settembre dello scorso anno sei produttori di metodo classico si sono associati nel Pinò Club. Lo scopo? Sempre il medesimo, unire forze e risorse per difendere un prodotto. Tenere alto – con i fatti – un nome.
Tutte iniziative che partono dalla volontà delle aziende: non c’è intervento pubblico, né interesse politico. Solo il sano desiderio di portare nel mondo un territorio. La consapevolezza che una singola azienda sui mercati globali ha scarse capacità di successo. L’umiltà e l’intelligenza di unire le proprie energie con chi avrebbe potuto essere un concorrente. La serietà di fissare delle regole che possano essere una garanzia di qualità ed autenticità per il consumatore. L’orgoglio di offrire un prodotto di eccellenza.
Per questo il 28 luglio del 2008 è nato Qualithos. Siamo felici di aver tracciato una strada che oggi altri stanno seguendo.